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Scialpinismo

Allenati per la stagione di scialpinismo

La stagione di scialpinismo si decide prima che cada la neve. Chi si allena solo sciando arriva alle prime gite con le gambe di chi è stato fermo tutta l'estate: il fiato c'è, ma la salita lunga con zaino e attrezzatura presenta subito il conto. Training for the Uphill Athlete (House, Johnston, Jornet) lo dice chiaro: il modo migliore per andare forte in inverno è passare l'estate a fare molte ore e molte migliaia di metri di dislivello in montagna, poi aggiungere lavoro specifico da sci tra fine estate e autunno. Il resto della stagione consiste nel gestire quella base senza consumarla.

Cosa chiede davvero una stagione di scialpinismo

  • Molte ore di salita a intensità bassa. La base è aerobica: la maggior parte del tempo in salita si passa in zona 1-2, a un ritmo che potresti tenere per ore e ripetere il giorno dopo. Le uscite dure sono l'eccezione, non la regola.
  • Resistenza muscolare, più che intervalli veloci. Con sci, scarponi e zaino pesanti, e magari la traccia da aprire nella neve fonda, il passo è lento e a fare la differenza è quanto a lungo le gambe reggono il carico. Per questo, nello scialpinismo con attrezzatura pesante, il libro mette il lavoro di resistenza muscolare al posto degli intervalli in zona 3 e 4.
  • Tecnica che costa tempo se è lenta. Transizioni, inversioni, gestione delle pelli, salita a piedi con gli scarponi, discesa: sono abilità da esercitare con calma prima che servano sotto pressione. Se non sai farle lente e controllate, non le farai bene veloci.
  • Discesa su gambe stanche. A fine giornata, con la neve che non è perfetta, sono le gambe a tenerti sicuro: la forza dei quadricipiti conta quanto il fiato.
  • Continuità per mesi. La stagione dura da dicembre ad aprile e oltre: contano le settimane che riesci a ripetere, non la gita più grande.

Come si costruisce la stagione

Estate e inizio autunno: costruisci il motore. Corsa in salita, escursioni con lo zaino, bici: tante ore facili con molto dislivello. È il lavoro che rende di più, e conviene farlo finché le giornate sono lunghe e il tempo c'è.

Tra fine estate e autunno aggiungi ciò che somiglia alla salita con gli sci: lo ski striding, il passo lungo che imita lo scivolamento dello sci, sulle salite lunghe a intensità bassa; lo ski bounding, balzi esplosivi in serie di pochi secondi; se ti capita, lo sci a rotelle; e lavoro di resistenza muscolare specifico per le gambe. Poi, con gli sci ai piedi, qualche settimana a volume alto e intensità bassa: Kílian Jornet fa un campo sul ghiacciaio in autunno proprio per questo. Se non puoi andarci, l'obiettivo resta lo stesso: molto tempo specifico a bassa intensità.

In inverno le gite diventano l'allenamento. Tienile per lo più facili e lunghe, e usa la settimana per non perdere il resto: una seduta di forza e resistenza muscolare, un po' di core, i balzi ogni sette-dieci giorni. Se vuoi aggiungere intensità (per una gita veloce o una gara), nel libro entra al più tardi due mesi prima dell'obiettivo, partendo da circa il 5% del volume settimanale in zona 3 e crescendo gradualmente. Se non gareggi, puoi restare quasi sempre in zona 1-2.

Ogni tre-quattro settimane, una settimana di scarico: il libro la descrive come una settimana di consolidamento, con circa metà del volume e poca struttura. Domenica devi avere voglia di ripartire; se non è così, non ti sei ripreso abbastanza.

Gli errori più comuni

  • Arrivare alla prima gita senza base. Sciare per mettersi in forma funziona male: base aerobica e forza delle gambe si costruiscono prima, fuori dalla neve.
  • Trasformare ogni gita in una prova a ritmo medio. L'errore più comune nell'allenamento di resistenza è far diventare moderate le uscite che dovrebbero essere facili: crea molta fatica senza i vantaggi né del lavoro davvero facile né di quello davvero duro.
  • Cercare gli intervalli al posto della resistenza muscolare. Per lo scialpinismo con attrezzatura pesante il libro dà priorità alla resistenza muscolare, soprattutto se in inverno scii poco.
  • Non esercitare le transizioni. Le transizioni lente mangiano luce e aggiungono fatica che non ha niente a che fare con la tua forma.
  • Saltare le settimane di scarico. Senza, il carico si accumula fino al giorno in cui è il corpo a scaricarlo al posto tuo.

Una settimana tipo in pieno inverno

  • Lunedì: Riposo o mobilità facile
  • Martedì: Forza e resistenza muscolare: gambe, parte alta del corpo, core
  • Mercoledì: Seduta aerobica facile: salita a piedi con lo zaino, corsa o bici
  • Giovedì: Seduta facile, oppure tecnica: un circuito di transizioni e inversioni di 10-15 minuti a ritmo moderato
  • Venerdì: Riposo
  • Sabato: Gita lunga con dislivello, a ritmo facile
  • Domenica: Seconda uscita, più corta, o riposo attivo

Se in settimana non riesci a sciare, il lavoro fuori neve è quello che tiene la base.

Cosa fa Vetta in modo diverso

Imposta come meta la tua prima gita importante, o l'obiettivo della stagione, e Vetta conta le fasi all'indietro: base, specifico e scarico prima della meta. Il piano lavora a blocchi di tre settimane di carico e una di scarico, con un volume che non sale di più del 10% sulla settimana precedente e una seduta lunga a settimana. In base c'è forza; nello specifico, forza resistente in salita. È un budget settimanale, non un calendario: se la neve o il meteo cambiano i piani, decidi tu quando uscire e la settimana si ribilancia intorno a quello che hai fatto davvero. Ogni mattina Vetta non ti dà solo un punteggio di recupero ma anche il perché, e le attività che registri, anche da Strava, entrano nel piano da sole. Vacanze, infortuni o un tetto di ore a settimana? Diglielo in chat: le tue regole vengono prima di tutto il resto.

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